Viaggio verso il bene comune

Walter Brueggemann, Viaggio verso il bene comune, pp. 133, Torino, Claudiana, euro 12.00, ISBN 978-88-7016-864-8

Francesca Sini

Questo piccolo libro pubblicato recentemente dalla Claudiana è interessante e ricco di spunti, per la predicazione, per lo studio biblico, o più semplicemente per il proprio arricchimento.
Per bene comune, l’autore intende la solidarietà sociale, che nel mondo d’oggi sembra diventare sempre più rara.  Brueggemann esamina alcuni testi della Bibbia ebraica per trovarvi esempi di ostacoli al bene comune.
Il primo esempio è offerto dal faraone:  nei capitoli di Genesi dedicati a Giuseppe, la paura di perdere ricchezza, di non avere abbastanza porta il faraone a scelte politiche suggerite sempre più dalla sua ingordigia che lo spinge a sfruttare sempre più i suoi sudditi fino a ridurli alla schiavitù.
In Esodo, un altro faraone sfrutta gli ebrei in maniera sempre più crudele per ottenere manodopera a bassissimo costo.
Un altro esempio di ingordigia è offerto dagli stessi israeliti, che nel deserto cercano di accumulare la manna salvo scoprire che essa se conservata marcisce.  Israele, nel deserto, scopre che c’è un’alternativa al sistema dell’insufficienza del faraone:  il dono gratuito di Dio, che però rifiuta l’idea dell’accumulo.
Brueggemann afferma che noi tutti viviamo in Egitto, che esiste un posto migliore in cui possiamo andare, ma che questo viaggio comporta di attraversare il deserto e unirsi per marciare insieme.
Salomone è considerato dal nostro autore un altro esempio di sovrano ingordo.  Le caratteristiche principali di Salomone sono l’accumulo di ricchezza, la brama di potere e l’amore per la sapienza, vissuta però anch’essa come pratica di controllo.  Ciò che rende più grave la cosa è che tutto questo è fatto dal re nel nome di Dio, un Dio che abita in un Tempio a tre camere che indicano tre gradi diversi di importanza dei fedeli.  Vi sono alcuni che denunciano questo sistema, ma l’esempio più completo ed efficace è offerto dalla predicazione di Geremia:  nel mondo in cui regnano ricchezza, forza e sapienza, le persone sono soltanto una merce.  Ma per mezzo di Geremia, YHWH contrappone a questa triade un’altra triade:  bontà, giustizia, diritto. Nel Nuovo Testamento troviamo la triade di Paolo:  pazzia, debolezza e povertà.  Queste due alternative permettono alla santità di Dio di agire come fermento dinamico di trasformazione.
Isaia viene letto come costituito da tre momenti diversi:  la critica dura nei confronti di Gerusalemme in una situazione di perdita  (proto Isaia), il rovesciamento della situazione da parte di Dio (deutero Isaia) e la speranza finale (trito Isaia).  La speranza finale, però, deve trasformarsi in prassi e decisioni concrete.  Secondo Brueggemann, però, dobbiamo immaginare di inserire le Lamentazioni fra il cap. 39 e il cap. 40 per colmare la cesura che c’è fra la situazione di perdita e la speranza.
Questo è di particolare importanza nel mondo odierno, nella società in cui si nega l’evidenza della gravità della situazione economica, offrendo false speranze.  E’ importante prendere coscienza della gravità della situazione per poter poi agire in maniera efficace.

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