Il Signore viene e libera!

Predicazione tenuta da Francesco Marfè su Luca 1,67-79

Ora che sono vicino ai 30 anni, intorno a me tanti amici con i quali sono cresciuto iniziano ad avere dei figli, questo, oltre ad alimentare il mio istinto paterno, inaugura delle discussioni che prima non avevamo mai tenute… è chiaro a tutti che non è giusto scegliere e determinare il futuro dei figli, il problema è se davvero si riesce a farlo, tutti infatti vogliono il bene dei figli e nell’immaginare e fare il bene dei figli inevitabilmente si progetta, almeno un pochino, il loro futuro, quando ho letto il brano che mi è stato affidato per la predicazione non ho potuto fare a meno di sorridere pensando che Zaccaria non ha progettato un futuro per il figlio, ma è stato il Padre celeste che mediante la sue labbra ha dichiarato cosa ne sarebbe stato della vita del piccolo Giovanni.
Zaccaria tiene tra le sue braccia un figlio che ormai non aspettava più, la possibilità resa possibile solo dall’opera di Dio, prima ancora di poter pensare, desiderare, immaginare un futuro per suo figlio è Dio mediante lo Spirito che dichiara cosa ne sarà di questo neonato inaspettato, ed è la prima cosa che l’evangelista ci tiene a dire, tutto comincia nel momento in cui Zaccaria viene riempito di Spirito Santo, tutto ha inizio da Dio, l’uomo non ha mezzi per andare verso Dio, il Dio misericordioso e appassionato va verso l’uomo lo Spirito si muove per primo e grazie a lui Zaccaria può profetizzare, può parlare in nome di Dio.
Lo Spirito Santo viene e fa’ profetizzare Zaccaria, DIO È COLUI CHE VIENE!
Zaccaria era rimasto ammutolito per la mancanza di fede, per non aver creduto che proprio dalla sua casa sarebbe iniziato il compimento delle promesse di Dio ma forse il suo silenzio forzato non corrisponde semplicemente ad una punizione, ma alla volontà di Dio di fare spazio alla sua parola in mezzo alle parole umane. Ora Zaccaria ha nelle sue mani, davanti ai suoi occhi l’opera del Signore, la lingua gli è stata finalmente sciolta, il suo lungo silenzio può essere finalmente spezzato ed egli non può fare nient’altro che benedire Dio,
di fronte all’opera sua, al cospetto della sua misericordia, l’unica reazione possibile è la gratitudine, che Zaccaria esprime mediante il suo cantico di benedizione, ed essendo egli riempito dallo Spirito Santo mediante la stessa gratitudine espressa dalla sua bocca egli profetizza, il vecchio sacerdote comprende che questo piccolo bambino che ha fra le mani è il ponte fra l’antico ed il nuovo, fra ciò che fu e ciò che sarà, fra le promesse ed il loro compimento.
Il piccolo Giovanni cambia la vita e la funzione di Zaccaria egli non solo diviene Padre, ma da sacerdote diviene profeta, anche solo per un attimo, lo sappiamo, profetizzare nella bibbia non significa tanto predire gli eventi futuri, quanto il rivelare e proclamare la parola di Dio mediante la guida dello Spirito di verità, mediante la profezia Dio dice qualcosa di se, e ora mediante Zaccaria egli si mostra come il Dio che visita il suo popolo, il termine visitare descrive Dio nel suo atto di venire, di rendersi presente al suo popolo, per
liberarlo; lo stesso Dio che visitò il suo popolo per liberarlo dalla schiavitù dell’Egitto ora viene per prendersi cura di lui riscattandolo, acquistando cioè la sua liberazione, Dio dunque dice di se essere colui che viene, e che viene per liberare. DIO È COLUI CHE VIENE!
La salvezza annunciata dallo Spirito Santo mediante le labbra di Zaccaria non giunge dal nulla, essa risale al patto di Dio con Abramo, confermata dalla promessa di suscitare un salvatore potente nella discendenza di Davide, la promessa di salvezza di Dio non giunge dal nulla, ma è il compimento di una storia antica tra Dio ed il suo popolo, l’adempimento delle promesse che Dio ha fatto al suo popolo mediante i santi profeti che si sono susseguiti nei secoli che ora finalmente giunge a compimento. La motivazione per la quale Dio decide di compiere la sua salvezza per Israele, va ricercata unicamente nella sua misericordia, la misericordia è la caratteristica per antonomasia di Dio, il suo amore misericordioso non è un cambio di atteggiamento o di prospettiva, il Dio che sta per compiere la salvezza  lo stesso che ha pronunciato le promesse, ed è sempre lo stesso Dio di misericordia. Dio ha promesso di venire e visitare il
suo popolo per salvarlo, liberandolo dall’oppressione. DIO È COLUI CHE VIENE!
Nella seconda parte del cantico Zaccaria descrive la missione del figlio, nel farlo egli mostra un cambio di prospettiva rispetto alla liberazione stessa, la salvezza attesa da Israele e che Zaccaria dichiara è una salvezza dai nemici e dalle mani di quelli che odiano Israele, le conseguenze della salvezza e della liberazione compiuta da Dio per il suo popolo è l’invito a vivere in comunione con Dio, Egli libera Israele dalle mani dei nemici e il popolo senza paura è libero di servirlo in santità e giustizia, davanti a lui, per tutta la sua vita. Lo spirito ora per mezzo di Zaccaria fa capire che la liberazione che Dio sta’ per compiere è più profonda, si tratta della liberazione che si realizza mediante la remissione dei peccati. L’esperienza vera e propria della liberazione consiste nella remissione dei peccati al di la di tutte le liberazioni politiche, economiche, sociali e culturali, la più profonda e la più significativa, quella dalla quale tutte le altre traggono origine, è quella dai peccati. Questa liberazione, avviene esattamente per lo stesso motivo per il quale Israele si attendeva la liberazione dai nemici, cioè mediante le viscere di misericordia di Dio, Dio è misericordioso perché esserlo è proprio di se stesso, corrisponde alla sua natura, lo è nelle viscere! La profezia è conclusa con un moto poetico, la salvezza misericordiosa di Dio è paragonata al sole che al mattino giunge da oriente e spazza via le tenebre nelle quali l’umanità giace, in questo modo lo stare davanti a lui in santità e giustizia non è semplicemente un servizio, ma qualcosa in più è un camminare con il Signore sulle vie della pace. Dio viene come il sole al mattino che scaccia l’oscurità, DIO È COLUI CHE VIENE!
È veramente bello questo cantico, bellissimo, potremmo dire talmente bello che non sembra vero!
E infatti non è vero!
Per noi immersi in mezzo ai nostri libri, le nostre conoscenze storiche, i nostri criteri filologici è impossibile far finta di conservare la nostra innocenza di fronte alla bibbia, lo sappiamo benissimo che questo meraviglioso cantico non esce dalla bocca di Zaccaria, ma che è opera redazionale di Luca insieme forse con qualche tradizione legata ai discepoli di Giovanni. E devo dire che non credo che questo sia un male, anzi credo che è giusto che sia così, perché grazie a questa nostra capacità riusciamo ad aprire il testo, ma dovremmo domandarci che uso facciamo di queste nostre competenze…
Siamo in grado di aprire, di sviscerare il testo, ma perchè lo facciamo? Per metterci di fronte ad esso e compiacerci di vederlo squarciato? O lo squarciamo per entrarci dentro, o lo apriamo affinché noi e il nostro mondo siamo resi in grado di entrare nel mondo della bibbia?! Per quanto possa essere difficile io credo che è questo quello che con l’aiuto di Dio possiamo e dobbiamo fare, perché se entriamo nel mondo della bibbia allora queste antiche parole, che traggono il loro nucleo nella tradizione apostolica, e che la tradizione successiva, umana, umanissima ha messo per inscritto, saranno utilizzate dallo Spirito Santo per parlare anche a noi, Dio ci dirà mediante questa antica poesia qualcosa su se stesso!
Dio viene a noi per dirci che egli è il Dio che ha visitato e riscattato il suo popolo, che Egli è il Dio che visita, il Dio che viene e che libera! Dio è colui che viene, ogni domenica, più o meno, recitiamo le parole del credo, diciamo che aspettiamo che Cristo ritornerà…ora non voglio entrare nel merito delle possibilità di come ognuno di noi interpreta e comprende ciò che la chiesa professa, se in modo simbolico o letterale, materiale o spirituale, se nel passato nel presente o nel futuro non voglio entrare in questa discussione voglio solo ricordare che il venire di Dio in Cristo non può essere confinato in un futuro che non prendiamo più di tanto in considerazione, il venire è nel modo di essere di Gesù, e dunque di Dio, la chiesa confessa che quel Gesù di Nazaret che ha compiuto la sua
opera in un paese sperduto e insignificante negli anni trenta della nostra era è il figlio di Dio, colui che era che è e che viene!
La comunità cristiana è una comunità dell’attesa, che crede in un Signore che viene, e il suo venire non si limita solo all’attesa apocalittica della fine dei tempi, stiamo iniziando un nuovo tempo d’avvento, il tempo nel quale celebriamo non tanto l’attesa ma il venire e questo testo si apre proprio ricordandoci che il Signore è colui che viene e viene anche oggi, viene quando due o tre seppure lottando con il dubbio sono riuniti nel suo nome, viene quando la sua parola è predicata, quando l’amore assurdo per i nemici reclama al cuore dei credenti di essere vissuto, il Signore viene costantemente e viene per liberare!
Il Signore viene per salvarci liberandoci dai peccati, di solito siamo abituati a sentire parlare di peccato, al singolare, identificando con esso una condizione nella quale l’umanità si trova a causa della separazione con Dio, o per descrivere ciò che siamo che è diverso da ciò che dovremmo essere al cospetto di Dio. Qui l’evangelista dichiara che il Signore viene per liberare dai peccati, il plurale credo rimandi molto al significato originale della parola, che sappiamo,significa mancare il bersaglio, in definitiva …fallire. Il Signore viene per salvarci liberandoci da tutti i fallimenti nei quali ci ritroviamo e nei quali siamo legati a causa della separazione dal suo amore. Il Signore viene a liberarci dai nostri fallimenti, quando l’incredulità si ribella alla fede ed anziché combattere ti rifugi nell’indifferenza o nel cinismo, quando la vita ti sbatte in faccia la nostra profonda ingiustizia, quando ti chiedono aiuto e sei prontamente abbastanza freddo da rifiutare qualunque forma d’aiuto salvo poi sentire i sensi di colpa quando ormai è troppo tardi.
Quando le relazioni falliscono e non sei in grado di fare nulla per ripararle, quando non vinci l’ orgoglio per chiamare un vecchio amico che è diventato uno sconosciuto e pure in passato eri convinto che era come un fratello di sangue; quando un matrimonio finisce e non c’è nulla che possa rimetterlo in sesto, e ti ritrovi pronto a firmare nuovamente, stavolta per sciogliere un legame e non per crearlo, eppure quando in passato firmasti giurando amore eterno eri sicuro di riuscirci!
Quando il maledetto denaro diventa il metro di valutazione dell’amore di una famiglia, quando questioni di eredità fanno diventare tuo fratello il tuo peggior nemico, quando per parlare con chi ami hai bisogno di un avvocato, non ho bisogno di fare altri esempi, ognuno di noi nel suo cuore conosce la propria miseria e sa quali sono i suoi fallimenti!
Mentre siamo immersi nei nostri fallimenti nei nostri peccati il Signore parla per dirci IO SONO COLUI CHE VIENE! E vengo per salvarti liberandoti dai tuoi peccati dai tuoi fallimenti. Dio è colui che viene e ci tende la mano per tirarci fuori dalle tenebre, dal pantano in cui siamo per liberarci dalle nostre contraddizioni dalle nostre paure dai nostri fallimenti, dai nostri peccati e nel farlo egli rivela se
stesso, egli ti libera perché ti ama, egli ti ama perché è amore, amore che si manifesta nella misericordia. Dio è misericordioso nelle sue viscere e per la sua misericordia ti libera dai peccati affinché davanti a lui mediante la forza che lui ti da possiamo lasciarci il peccato alle spalle, possiamo smettere di aver paura di ciò che siamo e camminare con Lui, davanti a Lui in santità e giustizia tutti i giorni della nostra vita. L’incontro con il Signor che viene a liberarci dai peccati ci chiama inesorabilmente a camminare davanti a
Lui in santità e giustizia, Egli ci chiede di separarci dalla mentalità comune per essere la sua voce e le sue braccia nel mondo, per essere una voce di speranza per chi ci incontra, uno sguardo che non giudica chi è impantanato nei suoi fallimenti, uno sguardo che non scruta dall’alto al basso per giudicare, ma uno sguardo amorevole che porta con se la parola di Dio, una parola che incoraggia a non farsi abbattere dai propri fallimenti, ma a rialzarsi trovando in Dio e nel suo amore la forza e la ragione per ricominciare.
Il Dio misericordioso che ci libera dai nostri fallimenti ci mette a parte per praticare la sua giustizia, la giustizia di chi non giudica il peccato del fratello ma gli tende una mano per lasciarselo alle spalle… Certo non sempre ci riusciremo, e non sempre ci lasceremo i nostri fallimenti alle spalle ricadremo nelle tenebra ma egli verra ancora, e ci rialzerà ancora, il suo sole sorgerà ancora sulle nostre tenebre e ci illuminerà, ci tenderà la mano per camminare accanto a lui in santità e giustizia, e condurrà i nostri passi sulla via della pace! Egli lo ha promesso, egli lo farà!

Roma, Facoltà Valdese di Teologia, 28 novembre 2012

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