“Osservate come crescono i gigli della campagna”

Predicazione tenuta da Andrea Panerini su Matteo 6,25-34

Cari fratelli e care sorelle,
quanti di voi si riconoscono in questi pensieri? “Ecco, sì, corro tutto il giorno, sono molto bravo/a, devo avere tutto sotto controllo, dodici ore di lavoro e poi la spesa e poi i bambini e poi la casa sempre lucida, lavoro sodo è giusto che abbia l’ultimo capo firmato, i capelli alla moda e una bella macchina e anche un bel gruzzolo per una vacanza in un villaggio vacanza dove non vedrò nulla del paese visitato ma ci sono degli animatori tanto bravi… Sono preoccupato/a perché se non sto attento/a tutti si approfittano di me, un serpente può risalire dal sifone del bagno, sto in ansia per il mio capo a lavoro, per il professore a scuola o all’università, per i brufoli che mi compaiono in faccia o perché sto invecchiando… sono preoccupato… sono in ansia…” Credo che tutti voi possiate alzare la mano, tutti avete pensato almeno una di queste cose.

L’ansia domina le nostre vite, scava dolorosamente dentro il nostro cervello, i nostri corpi e i nostri cuori, avvelena le nostre giornate. E come potrebbe essere altrimenti? In un modello di vita, quello a noi contemporaneo, dove il tempo è denaro, il denaro è gratificazione e la gratificazione è quello che ci permette di andare avanti, tutto è frenetico, tutto porta ansia, l’ansia di non fallire, di non essere un fallito, di avere successo a tutti i costi. Quest’ansia, questa tensione Gesù l’ha ben presente in questo brano. Egli la chiama anche preoccupazione, la preoccupazione della vita materiale, di poter controllare tutto ciò che ci circonda.
E non è forse vero che siamo ossessionati dall’apparire, da come appariamo da come è il nostro corpo? Dall’essere vestiti all’ultima moda, con il trucco, il profumo, gli accessori all’ultimo grido? E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro dice il Signore. Guardando attorno a noi, alla bellezza del Creato, ai fiori della campagna, ad una formica che sale sopra una nostra scarpa in cerca di cibo, alla pioggia, al vento, ai fulmini, alle stelle, al pino che ci da riparo e ristoro dalla calura, al miracolo di una vita che nasce come non possiamo avere fiducia nel nostro Dio? Eppure è questo il nostro peccato: non abbiamo abbastanza fiducia nel Signore e allora ci preoccupiamo, stiamo in ansia dalla mattina alla sera. Il più grande peccato dell’uomo è quello di non accettare di essere amato gratuitamente da Dio.
Abbiamo paura, proprio qui nella società dello spreco e dell’opulenza, di non aver abbastanza da mangiare oppure che quello che mangiamo non sia di nostro gusto senza accorgerci dell’omologazione che ci hanno imposto, delle sostanze che ci costringono ad assumere, delle colture e tradizioni delle nostre terre che stanno morendo. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito?
Ammettiamo la nostra follia nell’essere in ansia: le preoccupazioni che Gesù ci elenca sono esattamente le stesse di duemila anni fa. C’è chi si preoccupa di fare la dieta e chi di non avere proprio da mangiare. C’è chi si preoccupa perché non ha i soldi e chi perché, essendo ricco, ha paura di perderli. C’è chi si preoccupa dei vestiti e chi è nudo e preoccupato di come passare la notte. Tutto questa è follia ed è frutto del peccato e dell’egoismo dell’uomo. Dio ha creato la terra perché tutti gli esseri umani potessero avere beni in abbondanza, perché la natura e l’uomo potessero co-esistere in armonia. Ma il Tentatore, il nostro Avversario cioè l’avidità e il peccato dell’uomo hanno avvelenato i nostri cuori e ci hanno portato a questo. E come risultato finale sia chi ha troppo per egoismo che chi ha troppo poco per l’ingiustizia sta in ansia.
Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. La mancanza di giustizia ha portato l’umanità sull’orlo del baratro diverse volte nel corso della storia e la mancanza di giustizia rende irrespirabile l’aria che ci circonda anche oggi. L’invito che Gesù ci pone non è una scusa per non fare nulla e aspettare che tutto arrivi dalla Provvidenza divina. Al contrario: solo chi cerca la giustizia e il Regno di Dio può veramente avere fiducia che il Signore non lo abbandonerà e che le preoccupazioni materiali sono poca cosa in confronto alla vera posta in gioco,  ovvero la testimonianza, qui ed ora, del Regno del Cristo che è, è stato e tornerà.
E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? Non solo la preoccupazione e l’ansia fanno male alla salute, come molti medici ci dicono, ma sono un comodo diversivo egocentrico che ci distraggono da quello che dovrebbe essere il nostro unico interesse: il Regno di Dio e noi come suoi servitori. Il paradigma va rovesciato: dalla preoccupazione che gira solo attorno al nostro ego, alla nostra vita, alle nostre miserie all’orizzonte che attraverso il Creato ci porta alla visione di un nuovo mondo in attesa che, nell’ultimo dei giorni, Cristo ritorni nella sua gloria.
Recentemente ho visto delle magliette portate da alcune persone, soprattutto giovani, con sopra scritto: “Dio esiste: ma non sei tu. Quindi rilassati”. Ecco rilassiamoci, non perché non ci siano da fare scelte gravi, dolorose e scomode fuori da questa chiesa ma perché, appunto, non essendo Dio non dobbiamo caricarci di problemi eccessivi né caricare Lui dei nostri piccoli egoismi. Rilassandoci vivremo meglio con noi stessi, con gli altri, con Dio e potremo evitare anche quei banali e assurdi litigi che troppo spesso, anche nelle nostre chiese, facciamo senza avere una ragione veramente importante. Rilassiamoci, guardiamo un tramonto, respiriamo e tiriamo avanti con i nostri limiti, il nostro peccato, i nostri dolori ma anche con la fiducia che il Signore non ci abbandona e sapendo apprezzare le piccole gioie, i piccoli “miracoli” che accadono tutti i giorni.
Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno. Molti di noi sono dei campioni nel preoccuparsi di tutto. Per questo Gesù affronta il problema elencando delle ansie che abbiamo ancora oggi. L’ansia delle finanze, del cibo, del corpo, del vestire e del futuro. Per Gesù preoccuparci è peccato. È avere la mente divisa, strangolata dalle ansie. È un peccato che tolleriamo ma che ci allontana da Dio. Perciò, la sua parola è importante: smettiamo di preoccuparci e non iniziamo nemmeno. Essere in ansia è una pazzia! Il Creatore si curerebbe degli uccelli e non si curerebbe dei riscattati da Cristo, per cui è morto? Mentre essere in ansia non porta a niente, ci toglie forza e coraggio per il futuro. Di più, non ci fa restare concentrati sul regno di Dio. Più siamo occupati per le nostre cose, meno ci interessa Dio, la sua chiesa e il suo Regno. Riordiniamo le priorità della nostra vita e viviamo un giorno alla volta. Avendo così come unica preoccupazione di conoscere Dio, saremo liberi dalle preoccupazioni inutili. Signore, non abbandonarci, stacci sempre vicino, perdonaci se siamo in ansia per cose futili, Tu conosci il nostro peccato e concedici di essere rilassati e liberati dalla Tua Parola nella fiducia della Tua venuta. Amen.

Andrea Panerini

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