Belle notizie…

Predicazione tenuta da Bruno Gabrielli su Isaia 52:7-10

Gran belle notizie, vero? L’abbiamo sentita tutti, la radio, stamattina! Dal mondo: l’Autorità palestinese di Cisgiordania e Gaza firma un nuovo trattato di pace con Israele, questa volta per la piena soddisfazione di tutte le parti coinvolte; il Consiglio di sicurezza dell’ONU vota all’unanimità la cancellazione del debito dei paesi poveri e aiuti allo sviluppo fino al 50% del PIL dei paesi più ricchi; le emissioni di gas serra nell’atmosfera ridotte ai livelli del 1890; definitivamente sconfitta la malattia del secolo, il cancro; e dalla nostra Italia: la neonata Confederazione degli evasori fiscali s’impegna a farsi interamente carico del debito pubblico; finalmente raggiunto uno dei principali obiettivi della politica del nuovo secolo: azzerata la disoccupazione; l’intero territorio nazionale messo in sicurezza da frane, terremoti e alluvioni; Casal di Principe: a quasi cent’anni, circondato dall’affetto dei suoi cari, muore povero, ma sereno l’ultimo dei camorristi; Roma: ministri, deputati e senatori si autoriducono gli stipendi della metà… troppo, eh? Tutte insieme, anzi: anche una sola di queste notizie… troppo bella, per essere vera. Roba da non credere. Vogliamo proprio fare gli spiritosi, eh? Ma oggi è Natale, non carnevale. O su quale stazione radio dovremo mai sintonizzarci, per ascoltare notizie simili? Radio Luna, Radio Marte?


No, caro lettore, cara lettrice: Radio Betlemme! Che per la verità non fa che ripetere ogni giorno, da migliaia di anni, questa sola, brevissima, semplicissima notizia: “il tuo Dio regna!”. Eccolo che torna, eccolo che viene: non solo per Betlemme; non solo per Gerusalemme a quel tempo in rovina; non solo per i suoi popoli martoriati d’Israele e di Palestina, ma per tutto il mondo, per “tutte le nazioni”, fino alle “estremità della terra”. Il Signore torna, il Signore viene, il Signore regna e con lui tornano, vengono, regnano pace e salvezza, gioia e consolazione per ogni popolo, per ogni uomo, per ogni donna, per ogni creatura: dalla più piccola alla più grande; a cominciare dalla più misera, oppressa, violentata, abbandonata per finire con la più ricca, opprimente, aggressiva, egoista. A Natale, secondo Radio Betlemme – fuor di metafora: secondo l’Evangelo – nasce il re, Gesù il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio; e in lui già regna Dio stesso, il Signore d’Israele, della Chiesa e dell’universo. Dio torna, Dio viene, Dio è con la sua gente: l’Emmanuele, “Dio con noi”… in Israele e in tutto il mondo, come e più di prima, come e più che ai tempi di questa stupenda “visione” del profeta Isaia: Babilonia la grande è caduta, ecco i primi reduci del suo popolo che tornano dall’esilio a dare la bella notizia, e il Signore è con loro! Ecco, dall’alto, le “sentinelle” e poi, dal basso, le stesse “rovine” di Gerusalemme – della città e del tempio del Signore rasi al suolo tanti anni prima – che “prorompono tutte assieme in grida di gioia”, pronte a risorgere. Ecco il “braccio santo” del Signore finalmente “rivelato”, tutto il mondo può “vederlo”, riconoscere la potenza della sua opera di salvezza…
… o no? O la straordinaria potenza di tutt’e due questi avventi di Dio – il ritorno degli esuli d’Israele da Babilonia così come la nascita del suo Messia – non rimarrà invece come nascosta, agli occhi dei più, dalla loro assai più evidente umiltà: piccoli, piccolissimi eventi indegni d’essere ricordati nei libri di storia, non fosse che per la fervida immaginazione dei visionari che li hanno narrati trasfigurandoli sin nei minimi particolari? “Quanto son belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone notizie”… Figuratevi un po’, i piedi di uno che ha camminato in tutta fretta per giorni e giorni da Babilonia a Gerusalemme, presumibilmente coi sandali: sporchi, piagati, tutti gonfi, sanguinolenti, puzzolenti… altro che “belli”, almeno per quel che si può vedere! E a maggior ragione, stando a quel che si vede, come si fa a riconoscere la potenza di Dio o addirittura Dio stesso – il Creatore e Signore dell’universo, il Re dei re, l’Onnipotente – in un pugno di esuli di ritorno tra le macerie della loro città o in un  bimbo appena nato in una stalla alla periferia dell’Impero, magari secoli, addirittura millenni dopo, durante i quali – sempre stando a quel che si vede – il mondo non è cambiato poi tanto e soprattutto pace, salvezza, gioia, consolazione rimangono troppo spesso, ancor oggi, belle parole, o tutt’al più gran bei sogni?
Come le notizie che vi ho riferito all’inizio: roba da non credere! Non fosse che, quando ci si crede, questa stessa “roba” – e altra “roba” ancor più incredibile: perfino la risurrezione dei morti! – diventa possibile: si fa speranza, progetto, programma di vita… e prima o poi diventa realtà che si vede, si tocca, si vive. Finché ci si crede. Finché ci si crede sul serio, che non vuol dire affatto senza alcun dubbio, senza fatica, senza nemici dentro e fuori di noi, ma – al contrario – ingaggiare ogni giorno una lotta costante con noi stessi e col mondo, contro tutto ciò che dentro e fuori di noi mira a portarci via il piccolo, ma inestimabile dono della fede evangelica; a spegnere in noi la luce della speranza; a tappare le nostre orecchie, a imporre il silenzio alle nostre bocche e a ostacolare o addirittura a bloccare i nostri “piedi” di “messaggeri di buone notizie”; a mortificare le vite nostre e altrui; a soffocare in tutti noi la gioia di vivere… nella convinzione che tutto ciò che è bello e buono è falso, illusorio, impossibile, ed è vero soltanto ciò che è brutto e triste! Una lotta continua per sostenere con successo la quale non possono bastare le abbuffate, i regali, gli abbracci, le mille lucine colorate, l’allegria quasi obbligatoria di questo e di tanti altri natali – solo il 25 dicembre, mi raccomando: a Natale puoi… fare quello che non puoi fare mai! E chi ce lo impedisce? – ma è indispensabile il nutrimento della Parola di Dio ascoltata e annunciata, dell’amore di Dio ricevuto e offerto anche negli altri 364 o 365 giorni dell’anno. Credimi, cara lettrice, caro lettore; o, se non vuoi credere a me, credi a Gesù stesso quando dice: “Ogni cosa è possibile per chi crede” (Marco 9:23).
Ogni cosa. Anche una pace giusta e duratura in Israele e Palestina. Anche eliminare la fame dal mondo. Anche la salvezza del pianeta Terra. Anche sconfiggere il cancro, e ogni altra malattia che ancora ci si ostini a ritenere inguaribile. Pure che i cittadini italiani – anche i più furbi – imparino a pagare le tasse! E che ci sia lavoro per tutti, nella Repubblica fondata sul lavoro. E che le cosiddette catastrofi naturali non mietano più vittime. E che si estinguano camorre e mafie. Perfino che i nostri parlamentari facciano giustizia a cominciare da se stessi, magari con un po’ più d’incoraggiamento da parte nostra…
Già in passato, del resto: chi l’avrebbe mai detto, finché qualche visionario non ci ha provato, che fosse possibile o anche solo pensabile abolire la schiavitù e la pena di morte e riconoscere gli stessi diritti a ogni uomo e a ogni donna in quasi tutto il mondo? O che in quattro e quattr’otto sarebbe caduto il muro di Berlino, quel 9 novembre 1989? O che un giovanotto di pelle scura potesse diventare il presidente degli Stati Uniti, praticamente l’uomo più potente del mondo? E quant’eran belli, sulla piana di Auschwitz, i piedi dei cosacchi che con la loro apparizione all’orizzonte, ad Auschwitz, il 27 gennaio 1945, posero simbolicamente fine alla Shoah… e, sui nostri monti, quelli dei nostri partigiani antifascisti, alla fine di aprile di quello stesso anno. Tutto può cambiare. Tutto, in effetti, cambia, e non sempre in peggio. La luce del Natale splende nelle tenebre, e le tenebre – anche le tenebre più fitte – non l’hanno mai spenta, né la spegneranno mai. “Il tuo Dio regna”: non per sé, ma per te! Basta continuare a crederci. Basta che almeno qualcuno continui a crederci: ma più siamo, meglio stiamo.
Amen.

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