Essa è caduta e la sua rovina è stata grande

Predicazione di David Buttitta su Matteo 7,24-27

Sono i versetti finali del sermone del monte, il più lungo e completo discorso di Gesù che ci è giunto, ci aspetteremo che finisse come il libri della legge ebraica con benedizioni o maledizioni, invece c’è una parabola. Una semplice storia che si spiega da sola per la sua semplicità e perché appartiene alla sfera delle conoscenze di ognuno di noi. Ci aspetteremo che questo lungo discorso sia rivolto alla cerchia dei discepoli e che la forte esortazione morale sia rivolta a loro, ma non è così, c’è quel soggetto plurale, quel chiunque che parla chiaro e parla a tutti.
Ci aspetteremo infine uno spazio, temporale e metafisico, fra l’udire e il mettere in pratica; uno spazio per la meditazione, per la teologia, per l’analisi, per l’approfondimento, ma tutto questo nel messaggio di Gesù non c’è, c’è l’appello alla risposta immediata, ad un sì all’evangelo senza se e senza ma rivolto a tutti.In questa piccola storia echeggia la storia del diluvio, la storia delle molte rovine del tempio e molte altre piccole storie della bibbia, ci piacerebbe con una lettura simbolica risolvere , diluire il forte impatto di queste poche parole, qualcuno ha scritto che la casa è il tempio di Gerusalemme o la fede antica di Israele, ma sono interpretazioni troppo azzardate e forzate; ci rimane un certo amaro in bocca a non poter dare un significato simbolico certo a questa casa, ogni interpretazione rimane aperta e insufficiente e la cosa ci fa pensare.
E’ lo spazio dove si insinua il dubbio e poi quasi la certezza che quella casa costruita sulla sabbia o sulla roccia sia proprio la nostra vita, la costruzione del nostro passato e del nostro futuro. L’abbiamo costruita su quali basi? Sull’effimero o sul solido?
Questa domanda sottointesa nella parabola di Gesù scuote la nostra coscienza individuale, ma, visto i tempi e la grave crisi finanziaria di tutto il mondo, anche la nostra coscienza collettiva.
Non mi dilungo su questo aspetto, per chi era presente domenica e ha sentito il sermone del pastore, sarebbe una ripetizione. Abbiamo costruito sulla sabbia, abbiamo giocato a fare castelli di sabbia, abbiamo giocato in borsa con il nostro futuro? Oppure abbiamo messo a fondamento della nostra vita qualcosa che il vento, la pioggia, i torrenti non portino via?
Valdo, il fondatore, ma insieme a lui tanti altri uomini della fede, a questa domanda, a questo appello alla conversione e alla sequela, direbbe Bonhoeffer, hanno risposto prendendo sul serio le parole di Gesù.
Non a caso l’intero movimento valdese, a cui indegnamente possiamo richiamarci, ha fatto del sermone del monte il proprio insegnamento di vita.
Dalle beatitudini al Padre Nostro, ai temi delle legge e del suo adempimento fino all’atteggiamento verso le ricchezze nel sermone sul monte vi è non solo un invito al ravvedimento ed all’azione, ma più che altro vi è una istruzione per coloro che si sono convertiti e che lo seguono, siano essi discepoli o semplici credenti.
Non siamo quindi di fronte ad un testo di filosofia morale, ma quasi ad un manuale di istruzioni. Con una forza e con un rigore, che può dar fastidio al modo buonista e superficiale di vivere di oggi, questi uomini e donne hanno preso sul serio questo discorso di Gesù, hanno scelto la solidità e la verità, invece che l’effimero e il vacuo. Giustificati dunque per fede, e qui cito l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani (5,1), abbiamo pace per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Con questa consapevolezza tanti fratelli nella fede affrontano le infinite vicissitudini della vita. La pace che viene dalla consapevolezza dell’amore di Dio per tutte le sue creature li sostiene, ci sostiene e ci fa affrontare la vita con una sempre rinnovata forza e coscienza.
Oggi, nel pomeriggio inizia il nostro sinodo, una minuscola assemblea di una minuscola chiesa, una piccola imbarcazione, che il Signore ha protetto e fatto navigare per tanti secoli e tante persecuzioni.
Il miglior augurio, la miglior preghiera che io posso pensare per quei fratelli e sorelle riunite a Torre Pellice è che sappiano in questa piccola barca di pescatori fare spazio a Gesù e che non si impauriscano di fronte alla tempesta.
Sappiano dire a chiare lettere a tante persone che guardano afflitti le loro case distrutte perché costruite sulla sabbia che un’alternativa c’è, vecchia e giovane insieme , quella proposta da Gesù. La possibilità di una vita costruita sull’amore e la solidarietà c’è, la possibilità di una società attenta ai bisogni degli ultimi, dei malati, dei poveri, di quelli che sono nel cordoglio , dei mansueti, degli affamati di giustizia, per quelli che si adoperano per la pace, ecc. ecc. c’è.
Fai Signore che il nostro piccolo sinodo sappia annunciare con forza questa buona notizia, questo evangelo; questo è il nostro compito. Se sapremo nella nostra vita individuale, e nella nostra vita comunitaria e nell’annuncio rivolto a tutti essere fedeli a questo compito il Signore,come sempre, ci riempirà le reti di pesci.
Se la casa che abbiamo costruito è fondata sulla roccia dell’evangelo, reggerà alla tempesta e all’acqua e sarà talmente grande, spaziosa e bella da accogliere chi vorrà condividere questa promessa.

21 agosto 2011, Chiesa valdese di Firenze

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