La preparazione

Continua la rubrica “Predicare” in cui il pastore Bruno Rostagno ci conduce per i meandri dell’omiletica, della predicazione cristiana, concedendoci in esclusiva di ripubblicare (ampliati ed aggiornati) i capitoli del suo volume “La fede nasce dall’ascolto: guida per la predicazione”, Claudiana, 1984. Questo è il capitolo 1.4

A questo punto può sorgere un’obiezione. Va bene il lezionario, va bene la lectio continua, ma chi possiede, se non è pastore/a, gli strumenti necessari per affrontare qualsiasi testo? Abbiamo detto che bisogna fare attenzione a non restringere troppo la scelta, per non ridursi a dire sempre le stesse cose, che tutti conoscono. Ma pretendere che un predicatore o una predicatrice debba essere in grado di predicare qualunque testo gli/le venga proposto, è fuori dalla realtà; è una pretesa che spaventa e scoraggia chi dev’essere al contrario incoraggiato a dedicarsi con fiducia al compito di predicare. Quindi, si scelga un testo proposto dal lezionario solo se si possiedono gli strumenti per studiarlo e capirlo. Altrimenti si scelga un testo su cui si pensa di poter lavorare.
Il problema non è solo di avere dei buoni commentari per ogni libro biblico. Tranne eccezioni, un predicatore sarà riuscito a procurarsene alcuni, in numero limitato. Questo problema è però superabile, perché, se non nella stessa città, in una città vicina risiede un/a pastore/a con una biblioteca fornita, che non esiterà a mettere a disposizione del predicatore o della predicatrice il commentario di cui ha bisogno. Il problema è che, per utilizzare al meglio un commentario, bisogna già avere un orientamento sul testo. Difficilmente si può comprendere un testo se lo si legge in modo isolato; molto più facilmente, se lo si legge in modo isolato, lo si fraintenderà. Mai isolare un testo dal contesto in cui è inserito. Per la preparazione non si leggono solo i versetti che ci interessano, si leggono anche i versetti che li precedono e quelli che li seguono. Ma non è tutto qui: bisogna anche avere una conoscenza dell’epoca e dello scopo del documento biblico a cui il testo appartiene, nonché dei motivi essenziali che lo innervano, cioè della sua teologia. Una cosa è predicare su un racconto di Matteo; altra cosa è predicare su un discorso di Giovanni; altra cosa ancora predicare sul brano di una lettera o su un testo profetico.

Ogni documento ha le sue caratteristiche, i suoi pensieri principali, la sua destinazione. Ignorarli rende la comprensione del testo quasi impossibile. Ma avere un orientamento sui lineamenti di fondo di ogni parte della Bibbia non è cosa che si acquisisca in poco tempo; è un obiettivo che si raggiunge, quando lo si raggiunge, dopo anni di studio.
Ecco perché, se non conviene restringere troppo la scelta, non conviene neanche allargarla a tutto l’insieme della Bibbia. La competenza si acquisisce per gradi. Se penso di avere un buon orientamento sulla Prima Lettera ai Corinzi, posso decidere di leggere in modo approfondito la Lettera ai Romani. Anche questa è preparazione. C’è una preparazione che ha uno scopo immediato: predicare domenica prossima su un dato testo. C’è anche una preparazione a lungo termine: la lettura personale di una parte della Bibbia che voglio conoscere in modo approfondito e da cui potrà nascere in futuro una predicazione. Nell’immediato, sceglierò il testo nella parte della Bibbia che conosco meglio.

Come si lavora su un testo biblico? Rinuncio a dare indicazioni sul metodo esegetico, perché a questo fine si può utilizzare l’ottimo libro di Bruno Corsani, Come interpretare un testo biblico, Claudiana, Torino 2001. Corsani dice di volersi rivolgere a chi non ha ancora alcuna preparazione, quindi non ai predicatori, che non ne avrebbero bisogno. Ritengo invece che egli abbia scritto una guida utile a tutti, pastori/e compresi/e.
Per lo studio del testo mi limito a indicare alcuni passaggi essenziali, basandomi su quelli che sono gli strumenti alla portata di tutti. L’offerta di strumenti per lo studio della Bibbia è vastissima. Quelli che non devono mancare nella biblioteca di un predicatore o una predicatrice sono:

  •  Versioni della Bibbia. È sempre bene confrontare diverse traduzioni, per individuare i vari significati. In rete si può trovare La Sacra Bibbia in italiano online. Contiene la Nuova Riveduta, la Versione della C.E.I., la Nuova Diodati, la Riveduta Luzzi, la Diodati. Le cinque versioni possono essere visualizzate in parallelo. La TILC non esiste ancora online, ma ognuno dovrebbe possederne una copia. La Versione cartacea della C.E.I. e la TILC hanno anche un breve commento sotto il testo. Prima si farà un’attenta lettura del testo in una traduzione (o nella lingua originale, se la si conosce), senza dimenticare di leggere anche i versetti precedenti e seguenti. Poi si passerà al confronto con le altre traduzioni.
  • Chiave biblica. La Claudiana ne ha pubblicato una nuova edizione, sul testo della Nuova Riveduta. Questo strumento permette di seguire l’uso di una parola nella Bibbia; il confronto dei testi citati è una buona tappa nel definire il significato di un testo. Presuppone un lavoro preliminare: l’individuazione delle parole il cui significato è essenziale per capire un testo (parole-chiave). Mentre facciamo la ricerca sulla Chiave biblica, prendiamo nota dei passi che consideriamo più importanti per la spiegazione del nostro testo. I risultati della nostra ricerca andranno confrontati con le informazioni che ricaviamo dal Dizionario biblico.
  • Dizionario biblico. Utile per chiarire i diversi significati teologici che un termine assume nel vari documenti biblici.

È naturale che al termine di questo lavoro alcune espressioni restino da chiarire. Qui può essere utile il commentario. Se lo consultiamo partendo dalle nostre domande, la lettura risulta più interessante e più utile.
Non sto a elencare altri strumenti, la cui descrizione si potrà trovare nel libro di Corsani. L’Unione dei Predicatori Locali delle chiese metodiste e valdesi (UPL) mette a disposizione degli iscritti e delle iscritte delle borse per l’acquisto di letteratura teologica. Ognuno può scegliere ciò che ritiene più utile. La collana “Strumenti” e la “Piccola biblioteca teologica” della Claudiana sono altamente raccomandabili.

Vi sono due elementi che non possono essere considerati come tappe che vengono dopo il lavoro esegetico, ma sono azioni che devono accompagnare ogni tappa della preparazione.
Il primo è la riflessione personale. Non c’è un tempo in cui facciamo soltanto l’analisi del testo e un altro tempo, successivo, in cui ci mettiamo a meditare. Mentre analizziamo il testo riflettiamo. Cominciamo a vedere la portata attuale del testo; possono già venirci in mente degli esempi, delle applicazioni alla situazione che stiamo vivendo. Possono affiorare dalla memoria riflessioni che abbiamo già fatto, ancora prima di esserci messi al lavoro per la predicazione, e che ora, stimolate dal testo, ricevono un nuovo valore. È opportuno prender nota di queste riflessioni, nel momento in cui si presentano.
Il secondo elemento, che accompagna e sostiene tutti gli altri momenti, è la preghiera.
Non si prepara soltanto la predicazione; ci si prepara a predicare. Ci si mette in ascolto, perché la parola da annunciare non è nostra, è del Signore. Quindi il nostro atteggiamento non potrà mai essere di indugio, di pigrizia, di distrazione, di svogliatezza. Sarà al contrario l’atteggiamento di chi tende al massimo la sua attenzione e si concentra per ben capire il messaggio che dovrà trasmettere. In preghiera chiediamo l’aiuto dello Spirito, che produce gioia, serenità nel lavoro, interesse appassionato per il testo che stiamo studiando, intelligenza dell’azione di Dio, comprensione profonda della nostra situazione, discernimento per evitare le piste sbagliate, amore per le sorelle e i fratelli a cui dovremo portare il messaggio.
Preghiamo per noi e per chi ascolterà la predicazione, perché insieme possiamo ricevere il nutrimento della parola della vita. La preghiera è l’atto con cui diamo inizio alla preparazione e con cui proseguiamo nel lavoro. Se abbiamo pregato nel nome di Gesù Cristo, potremo anche parlare nel nome suo ai fratelli e alle sorelle.

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