La scelta del testo

Continua la nuova rubrica “Predicare” in cui il pastore Bruno Rostagno ci conduce per i meandri dell’omiletica, della predicazione cristiana, concedendoci in esclusiva di ripubblicare (ampliati ed aggiornati) i capitoli del suo volume “La fede nasce dall’ascolto: guida per la predicazione”, Claudiana, 1984. Questo è il capitolo 1.3

Il predicatore o la predicatrice sa che il testo biblico è l’origine della predicazione. Quale testo biblico? Se uno/a sa di dover predicare, per prima cosa sceglie un testo. Ma non può tentare la sorte; non può aprire la Bibbia a caso e vedere cosa c’è nella pagina che gli/le cade sotto gli occhi. Vi è una ragione che deve condurre alla scelta. Abbiamo davanti diverse possibilità.

1.3.1. Il testo scelto per noi
Un uso molto comune è di seguire un lezionario (dal latino lectio: lettura indicata per il culto). Le letture bibliche quotidiane “Un giorno una parola”, edite dall’Editrice Claudiana, indicano per ogni domenica e festività un testo per la predicazione. Questi testi sono tratti dal lezionario della Chiesa Evangelica in Germania (EKD), che contiene un ciclo di sei anni. Alla fine di “Un giorno una parola” è riportato il Lezionario comune riveduto, che ha un ciclo di tre anni, ma, a differenza del lezionario tedesco, per ogni domenica indica un testo dall’Antico Testamento, uno tratto dai Salmi, uno da un’Epistola e un quarto da un Vangelo, tra i quali si può scegliere.


Il lezionario ha il vantaggio di seguire un criterio obiettivo, evitando che la scelta si restringa troppo in base alle nostre preferenze. Il secondo vantaggio è che crea una comunione di ascolto, perché può essere seguito in una molteplicità di chiese. L’ordine dei testi è ispirato ai periodi dell’anno liturgico: Avvento, Natale, Tempo della passione, Tempo pasquale, Pentecoste, domeniche dopo Pentecoste.
Un altro metodo, che lascia più libertà di scelta, è quello della lectio continua, seguito normalmente da Calvino e nelle chiese riformate. Si tratta di predicare su un libro biblico dall’inizio alla fine. Il libro è suddiviso in pericopi, cioè in sezioni non troppo lunghe, ognuna delle quali è base di un sermone. Invece di prendere tutto un libro biblico, ci si può anche limitare a una parte; per esempio un lungo capitolo o un testo fondamentale come i 10 comandamenti o il Padre nostro, su cui si tiene una serie di sermoni. Anche questo metodo ci obbliga a lavorare su testi forse lontani dalla nostra sensibilità ma che, seriamente meditati, possono darci molto, mentre se scegliamo i testi che ci sembrano più facili il rischio è di fossilizzarci e di ripetere poi sempre le stesse cose.
In sostanza, sia il lezionario, sia la lettura continuata ci permettono, e permettono alla comunità, di conoscere il messaggio biblico in tutta la sua ricchezza.

1.3.2. Il testo scelto da noi
Abbiamo parlato dei vantaggi del lezionario e della lettura continuata, ma questi metodi non vanno considerati obbligatori. Se tiene presente il pericolo di restringere troppo la sua scelta ai testi più conosciuti, il predicatore o la predicatrice è libero/a di effettuare una scelta personale. Nella sua lettura della Bibbia può essere capitato/a su un testo che l’ha profondamente interpellato/a, oppure la scelta è stimolata dalla vita quotidiana. Prendiamo un fatto di cronaca particolarmente importante che abbia catturato l’attenzione della gente o un problema di attualità di cui molto si discuta.
Ognuno, di fronte a un fatto o a un problema, ha la sua opinione personale. Ma il compito di chi predica è di aiutare la comunità a comprendere quel fatto o quel problema attraverso un rinnovato ascolto della parola di Dio. Anche in questi casi, dunque, il testo biblico dev’essere la nostra guida.
Può darsi che un testo si imponga subito e si presenti immediatamente come una risposta a quella data situazione. Talvolta invece si rende necessaria una lunga ricerca, prima di trovare il testo che abbia il messaggio specifico.
È chiaro ad ogni modo che la scelta è affidata alla responsabilità di chi è chiamato a predicare. Sarà bene tuttavia tener presenti alcuni criteri.
1. La Bibbia non è un libro di ricette; non è un codice in cui siano previsti tutti i casi possibili. Non è un buon metodo quello di sfogliare e risfogliare la Bibbia in cerca del testo adatto. Sollecitata in questo modo esteriore, la Bibbia può rimanere muta; i testi che si presentano suonano come parole valide per altri tempi e altre situazioni, e il collegamento con la situazione attuale risulta forzato.
2. La ricerca del testo presuppone una conoscenza biblica che abbia una certa profondità. D. Bonhoeffer scrive: «Chi legge la Bibbia spesso e a fondo può anche predicare testi scelti liberamente». Il teologo svizzero Robert Martin-Achard parla a questo proposito della capacità di «reagire biblicamente» alle situazioni in cui viviamo. Si tratta di una famigliarità con la Bibbia, per cui il suo messaggio penetra nella nostra sensibilità e nel nostro pensiero. Allora accade che, subito o dopo una profonda riflessione, un testo si presenti con la forza di una parola liberatrice.
3. Il testo può essere scelto per analogia o per contrasto. Può presentare aspetti comuni con la nostra situazione, oppure indicare un’alternativa. Per un sermone sulla pace il testo di Michea 4,1-5 offre un approccio diretto. Matteo 10,34 (“Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada”) si pone invece in contrasto con il tema e obbliga a una riflessione critica sul pericolo di ridurre la pace a generico sentimento umanitario, che elude i veri problemi.
4. Temi di fondo, come la pace, l’ecologia, la bioetica, possono richiedere più di un sermone. Si può seguire allora una serie tematica, che d’altronde può essere utile anche per i grandi temi biblici: la libertà, il patto, le vocazioni profetiche, il regno di Dio, ecc. Non si tratta di elaborare trattati teologici o etici; si tratta di recepire le linee essenziali del messaggio biblico. Tale scelta corrisponde a quella che potremmo chiamare la funzione formativa della predicazione. La predicazione è infatti anche una forma esemplare di educazione alla fede, di formazione soprattutto degli adulti.
5. Per verificare se abbiamo fatto la scelta giusta, chiediamoci se non potremmo dire le stesse cose anche con un testo diverso. Se la risposta è affermativa, vuol dire che la scelta è stata generica. La scelta è giusta quando ci accorgiamo che il testo ha da dirci veramente qualche cosa di essenziale, che da soli non avremmo potuto dire. Il sermone ha buone speranze di riuscita se possiamo dire, al termine della nostra talvolta sofferta ricerca, che non siamo noi ad aver scelto il testo, ma è il testo ad aver scelto noi. Più esattamente, è il Signore ad aver scelto quella parola per noi e per la comunità alla quale ci rivolgiamo. La ricerca del testo va fatta in preghiera; è essa stessa una forma di preghiera.

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