Lo scopo della predicazione

Parte da oggi questa nuova rubrica “Predicare” in cui il pastore Bruno Rostagno ci conduce per i meandri dell’omiletica, della predicazione cristiana concedendoci in esclusiva di ripubblicare (ampliati ed aggiornati) i capitoli del suo volume “La fede nasce dall’ascolto: guida per la predicazione”, Claudiana, 1984.

1. SCOPO DELLA PREDICAZIONE
1.1. Che cos’è la predicazione?
Una donna che dice una parola di speranza alla vicina con il marito malato predica l’evangelo. Un lavoratore che trova nel messaggio biblico la convinzione per richiamare i propri compagni alla necessità della solidarietà predica l’evangelo, soprattutto oggi, quando ognuno è portato a risolvere i propri problemi individualmente, senza tener conto degli altri.
Si può predicare in tutti i momenti e in tutte le situazioni. Anche un credente semplice, che non sa fare un discorso, ma vive la sua fede, predica con il suo modo di vivere e con le parole con cui sa accompagnare le sue azioni. Ogni membro vivo della chiesa è un predicatore o una predicatrice dell’evangelo. La predicazione più importante è proprio questa: la predicazione che viene fatta ogni giorno, nelle varie situazioni di cui i cristiani sono partecipi, nelle forme diverse che corrispondono ai doni di ciascuno.
Generalmente, in questo caso, si parla piuttosto di testimonianza, ma la testimonianza è appunto la forma quotidiana della predicazione.
Questa predicazione quotidiana non è però un fatto che avvenga casualmente, in ordine sparso, senza una linea e un progetto comuni. Se predichiamo, lo facciamo come membri della chiesa di Gesù Cristo, la comunità di fede che egli invia nel mondo con il mandato di annunciare a tutti gli uomini e le donne l’evangelo del regno di Dio. Che si tratti di un mandato comune, affidato non solo al singolo, ma alla chiesa nel suo insieme, si vede dal fatto che la predicazione assume anche il carattere di un discorso pubblico.
Fin dall’inizio, la predicazione è avvenuta non solo in modo individuale, da persona a persona, ma anche in modo pubblico. Gesù ha parlato alla samaritana, ma ha anche parlato alla folla che a Capernaum si accalcava in riva al lago. Nella vita della chiesa, questa duplice caratteristica è legata a doni diversi: nella comunicazione personale, la parola di un semplice credente può essere più efficace della parola di un predicatore; questo ha però il dono di saper parlare a un insieme di persone.

La predicazione pubblica assume in concreto due forme principali, senza che si possa distinguere in linea assoluta tra di loro.
1. La predicazione si rivolge innanzitutto alla comunità umana, di cui fanno parte anche i non credenti, gli incerti, o coloro che hanno una conoscenza biblica superficiale. Si parla in questo caso di predicazione evangelistica. Fino alla prima metà del Novecento essa avveniva mediante un discorso in luogo pubblico (sala, teatro, piazza) in cui si lanciava un appello alla conversione; inoltre si serviva validamente della stampa, attraverso opuscoli, libri e giornali. Questi mezzi non hanno perso il loro valore, ma nella diffusione sono stati superati da altri mezzi come la radio e la televisione. Un ulteriore campo si apre oggi con i social network. Questo nuovo mezzo, in continua e celere evoluzione, sta a metà tra la comunicazione pubblica e la privata; è pubblico in quanto tutti vi possono accedere; è privato in quanto consiste in uno scambio da persona a persona.
2. Vi è poi la predicazione che si rivolge ai membri di chiesa con lo scopo di prepararli, di fornir loro le basi per una vita di fede e di testimonianza. Anche qui i modi sono vari: l’insegnamento biblico rivolto ai ragazzi e alle ragazze, la preparazione al battesimo (o alla confermazione), lo studio biblico, il sermone, cioè il discorso rivolto alla comunità nel culto.
Insomma, la predicazione dev’essere evangelistica, rivolta all’esterno, ma inevitabilmente deve poi anche diventare formativa, rivolta alla formazione di chi è già membro o sta per diventarlo. Non si può distinguere in assoluto tra queste due forme, per diverse ragioni. Innanzitutto anche noi che siamo già membri di chiesa abbiamo continuo bisogno di essere evangelizzati; anche per noi vale l’affermazione dell’apostolo: «La fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo» (Rom. 10,17). In secondo luogo, anche la predicazione rivolta alla chiesa ha di mira la testimonianza nella società, e non si può escludere, anzi, si deve sperare (in passato è spesso avvenuto) che durante il culto entri un non credente che venga interessato dalla liturgia e dalla predicazione. In terzo luogo, anche la predicazione evangelistica contiene delle informazioni bibliche, dei riferimenti al credo, che hanno un valore formativo.
Qui prendiamo in considerazione una sola forma di predicazione: il sermone tenuto durante il culto. Il sermone è, per le chiese riformate, il momento centrale del culto, che a sua volta è il momento centrale della vita della chiesa. Questo va riaffermato, anche se, per effetto della secolarizzazione, tale funzione centrale è in pericolo. Nel culto delle chiese storiche (altro sarebbe il discorso per i pentecostali) non abbiamo più la totalità, o almeno una forte rappresentanza della comunità, ma un gruppo di persone che corrisponde a una percentuale piuttosto bassa dei membri di chiesa, e che per di più non è sempre composto dagli stessi membri; oltre a essere parziale, è discontinuo. Perciò non si può smettere di cercare altre forme di predicazione, che possano raggiungere anche coloro che frequentano raramente i culti. Tuttavia diversi motivi fanno ritenere che il sermone continuerà a mantenere la sua funzione centrale anche in futuro, a patto che si rinnovi nel linguaggio e nel tipo di comunicazione (anche fra le mura del tempio non si può ignorare che chi ascolta è ormai abituato al linguaggio televisivo).
Un primo motivo è di tipo empirico e immediato: il culto continua a essere frequentato da persone che vengono per ascoltare la parola di Dio; queste persone vanno rispettate, perciò il sermone dev’essere preparato seriamente come in passato.
Ma vi è un secondo motivo. Anche prevedendo una diversificazione delle occasioni di incontro e delle forme di comunicazione, è tanto più importante un momento unitario, in cui persone e gruppi possano incontrarsi, ascoltare insieme la parola di Dio, pregare insieme, scambiarsi esperienze, prendere decisioni comuni. Il culto va rivalutato, riqualificato come assemblea dei e delle credenti. L’aumento della frequenza al culto è un obiettivo che va costantemente e tenacemente perseguito. In questo quadro il sermone continuerà ad avere una funzione primaria di preparazione e orientamento.
Che cos’è la predicazione? È un discorso umano che accetta di farsi guidare dalla parola di Dio rivelata nella Bibbia per portare chi ascolta alla fede, sia con l’annuncio dell’evangelo, sia con l’insegnamento che ne esplicita il significato.
Perché è fondamentale il riferimento alla Bibbia? Come si passa dal testo biblico al discorso attuale? Che rapporto si stabilisce con chi ascolta? Sono alcune delle domande a cui cercheremo di rispondere.

Bruno Rostagno

1- continua

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...