“L’incredulità è sempre in agguato”

Predicazione tenuta da David Buttitta su Giovanni 16,16-23a

Gesù e gli apostoli sono a Gerusalemme. L’ingresso nella città è stato festoso e trionfante, ma il clima è cambiato. C’è un’aria di complotto contro Gesù, quest’uomo venuto dalla provincia di Galilea con un esercito pacifico di entusiasti, fa paura a tutti. Gesù come al solito non rientra negli schemi mentali degli uomini. Non va bene ai partigiani ebrei che vogliono liberare Israele dall’occupazione straniera. Non va bene all’alta borghesia ebraica, i sadducei, gli uomini del Tempio, che Gesù ha liquidato con poche parole, togliendo loro ogni potere legittimo sulle coscienze dei fedeli. Non va bene alla corrente farisaica impegnata a ristabilire la legge ebraica, ma più che altro i costumi e le normative di vita identitarie del popolo ebraico. Non va bene neanche ai Romani perché a loro non sfugge la portata rivoluzionaria di una fede religiosa che si sottrae per il suo messaggio universalistico all’uso strumentale delle religioni asservite al potere imperiale tipico dei romani. Gesù non predica una nuova religione da mettere nel Pantheon romano e al servizio del potere. Insomma Gesù non rientra negli schemi mentali che gli uomini e le donne dell’epoca hanno.

Dà fastidio, è un elemento di disturbo delle varie politiche che i principali attori presenti a Gerusalemme perseguono. L’unica cosa che impedisce loro di intervenire subito è il favore popolare di cui Gesù gode. Tramano e aspettano il momento propizio. Gesù tutto questo lo ha capito e lo sa. L’unica sua preoccupazione in questi giorni, dove ha il cuore pieno di una umanissima tristezza e angoscia, è di preparare la sua gente agli avvenimenti che stanno per accadere.
Cerca di confortare la sua gente e di metterli sull’avviso, li prepara ad accettare il nuovo scenario del giorno del Golgota e soprattutto del giorno di Pasqua, il giorno delle cose inaudite, della resurrezione.
I discepoli però non capiscono, il parlare di Gesù sembra strano, nessuno di loro può soltanto immaginare i fatti che accadranno. I pochi versetti della predicazione di oggi sono l’esempio dello stato d’animo dei discepoli e del tentativo di Gesù di spiegare loro, senza passar per pazzo, i fatti futuri e il modo giusto di affrontarli. Sembra di sentire la voce di Gesù in queste poche frasi riportate dall’evangelista. È una voce forse flebile e triste di una persona che vorrebbe trasmettere coraggio, rincuorare i cuori delle persone che lui ama di più, parla con la morte nel cuore. Non so se riesco a rendere l’idea di questo stato d’animo, mi mancano le parole per spiegare compiutamente questa situazione. Ma vi chiedo di ricordare, se vi è capitato, le ultime parole che vi ha rivolto una persona che non c’è più e che era consapevole della sua fine imminente, quelle parole che sono state il loro testamento spirituale, le ultime raccomandazioni nei vostri confronti. Vi lascio dieci secondi per cercare nei vostri ricordi una situazione simile.
E’ il tempo degli stati contrastanti: Gesù vive nell’attesa della sofferenza e non vuol far soffrire i suoi. Gesù in questa situazione, per spiegare le cose che accadranno e le situazioni che avverranno e i diversi stati d’animo in cui si troveranno i suoi discepoli, i suoi amici e la sua famiglia usa un paragone che è l’inno alla vita, il momento clou del parto e della nascita di una nuova creatura. Lo fa con gli occhi di ogni  madre del mondo: “La donna, quando partorisce, prova dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana.”
Il poeta Gesù con poche parole sa rendere perfettamente questo cambiamento di umore che passa nel cuore della madre e che avverrà nel cuore delle persone che lo hanno seguito. Per noi è facile rileggendo per l’ennesima volte questa storia non comprendere lo stato d’animo della gente di Gesù, la sua sequela, che si ritroverà da lì a poco senza il maestro, l’amico, il parente, l’uomo che aveva dato loro speranza. Con la nostra razionalità e con il nostro senso di sicurezza siamo capaci, in fin dei conti, anche di disprezzare quegli uomini e quelle donne. Ma siamo simili a chi guardando un quiz alla televisione afferma soltanto dopo la risposta giusta del concorrente,” lo sapevo anch’io”!  In realtà pur sapendo e conoscendo da sempre la storia di Gesù abbiamo gli stessi dubbi di quegli uomini di duemila anni fa.
La frase di Karl Barth, il noto teologo riformato, che vi leggo ora ,”possiamo essere protestanti o cattolici, ortodossi o riformati, progressisti o conservatori. Ma, se vogliamo che la nostra fede abbia fondamento, dobbiamo aver visto e udito gli angeli presso il sepolcro spalancato e vuoto“, è una frase che dovremo sempre tener presente, ci racconta dello stupore delle donne al sepolcro e il loro riconoscere il Risorto che è il fondamento della nostra fede. Ma  noi viviamo, pur con l’aiuto fraterno dello Spirito Santo che ci consola, nell’attesa del ritorno.
Lo so che i maggiori commentatori del testo di oggi pensano che con la frase di Gesù “ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia” Egli intendesse riferirsi alle sue apparizioni dopo la Pasqua, ma per me e spero anche per voi può anche significare che possiamo vivere, con tutti i nostri dubbi, nell’attesa gioiosa del suo ultimo ritorno.
Signore vieni, l’incredulità è sempre in agguato, le prove della vita non ci rendono gioiosi, Signore vieni, la nostra fede è poca, aiutaci, sorreggici, accompagnaci, abbiamo bisogno di te, il tuo Spirito è fra di noi, ma come asini imbizzarriti scalciamo il nostro padrone, Gesù vieni, Amen.

David Buttitta, Chiesa metodista di Firenze, 15 maggio 2011

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