Elia, Dio e i corvi

Predicazione tenuta da Ennio Tonelli su 1Re 17,1-6

Racconto profetico che ci presenta un personaggio Elia, che come altri in questo periodo, Eliseo-Micaia, hanno assunto un rilievo molto importante nella storia settentrionale del popolo di Israele. Personaggi esagerati e straordinari che compiono prodigi, sono intraprendenti e pieni di autorità. Si rapportano con il popolo come fossero dei re. Gli scrittori deuteronomisti di queste narrazioni vollero mettere in evidenza la crisi tra la monarchia e il popolo meno abbiente e povero del regno, per trasmetterlo alle generazioni successive.
Fecero conoscere la vita e la realtà con queste storie “Leggende popolari” che si diversificavano dalle categorie del potere del re e dell’elite delle città più importanti, come appunto Samaria, la nuova capitale.
La classe regale era distante e indifferente ai problemi di prima necessità. Il popolo comune conduceva una vita discordante dalla classe dominante, poco mangiare, pochi vestiti, ma una fede sincera e una prassi fedele all’Iddio di Israele. Questi racconti, così come sono conservati, ci attestano una vita sociale non completamente sottomessa al potere, variegata, spontanea e fortemente positiva.


Considerati un vero e proprio atto di “disubbidienza civile” affermavano però che il vero potere apparteneva all’Eterno ed era più razionale, più concreto e più immediato nella vita stessa del popolo. Miravano a delegittimare il potere che veniva impartito senza equità e giustizia e affermavano la presenza dell’Eterno che interveniva nell’esistenza quotidiana, come salvatore e datore di vita, fuori dai presunti schemi della classe religiosa dominante e dal suo potere.
Elia, persona misteriosa, vestita grossolanamente ma virtuosa, proveniente dal popolo indigente, cresciuto ai margini del deserto, nella penuria. Semplice non amante di quella popolarità mondana del suo tempo, era l’opposto della classe dirigente, agiata, colta e ben vestita: cortigiani, ufficiali, sacerdoti.
Lo scontro di questo personaggio di fede, contro il re, la regina idolatra e tutti i sacerdoti e profeti del loro dio Baal è chiaramente lo scontro del Dio della vita contro gli dei pagani dell’uomo portatori di distruzioni,  povertà e morte, ma anche il conflitto del popolo meno abbiente e nella carestia contro la classe monarchica, politica, religiosa ed economica. Coloro che osavano contrastare il potere diventavano ben presto bersaglio di intimidazioni, rappresaglie, sopraffazioni di ogni genere e puniti con l’esilio e la morte come era stato fatto ai profeti di Dio.
Venivano prese di mira le loro abitazioni, i loro campi, i posti di lavoro, i luoghi di culto. Eseguivano distruzioni, bruciavano i raccolti, profanavano i templi. I profeti ebrei cercarono rifugio sulle montagne e vivevano nascosti nelle grotte o caverne con poco cibo e poca acqua. Molti dovettero allontanarsi in altri luoghi come Elia.
In questa crisi ambientale, sociale, morale e religiosa si presenta Elia che viene, di là, ad oriente del Giordano: dalla cittadina di Tisbi. Fa minacce a tutta la classe regnante per il loro comportamento ed è pronto a sfidare il re. E’nutrito e alimentato dal Dio di Israele attraverso una forma di fede forse un po’ primitiva, a detta degli altri profeti antagonisti che vivevano nella città. La sua fede, però, fa miracoli ed è più efficace perché autorizzata dalla parola di Dio stesso  attraverso schemi e riferimenti inconsueti e non compresi dalla religiosità dei regnanti diventati pagani.
Molto bene lo capisce il popolo soprattutto quello che vive male, che è nelle sue stesse condizioni di penuria.  La gente anche se di nazionalità diversa, come la vedova fenicia di Sarepta: lo aiuta, è solidale con lui, anche se straniero, e lo riconosce come un profeta di Dio che dice la verità; ed è proprio tra loro dove avviene un vero scambio di vita.
Elia porta contro questi malvagi regnanti, nemici di Dio e dell’uomo, un imminente giudizio su tutto il paese: la carestia e la progressiva mancanza di pioggia e rugiada che scendono dal cielo, elementi essenziali per la crescita e la vita. Le distruzioni che i regnanti hanno infierito al popolo, ora Dio le esercita su di loro con gravi danni alle coltivazioni e ai loro armenti. Dopo, su comando di Dio, Elia fugge e si nasconde presso il torrente Cherit, vicino alla sua città natia dove viene nutrito dai corvi, animali impuri, e beve all’acqua di un torrente che sta per asciugarsi. Così è anche per i poveri e i bisognosi dissidenti, per i profeti di Dio in esilio, l’Eterno si preoccupa per loro e interviene nelle loro difficoltà nutrendoli con semplicità inconsueta ma efficace per la loro esistenza.
Cosa ci insegna questo racconto? Quanto è attuale tutto questo se lo assomigliamo alla nostra situazione, al nostro tempo, al nostro stato? Non sempre quello che ci propongono e che fanno i nostri dirigenti è fatto bene e opera con equità e giustizia sociale. Anche oggi c’è crisi economica e morale, penuria, molta religiosità ma poca fede. Il popolo comune sta impoverendo, ci sono parecchi stranieri: immigrati dal loro paese ancora più povero, c’è poco lavoro per tutti e l’immoralità politica rovina le relazioni sociali. Chi non la pensa come i governanti è bersaglio di intimidazioni, viene cacciato dal posto di lavoro, viene denunciato ed infangata la reputazione per allontanarlo affinché non faccia propaganda contraria.Occorre, invece, farci sentire; protestare, come facevano questi personaggi, per non fare attuare questi disegni che vanno contro la natura, le persone, la vita, la creazione.
Mi vengono in mente tre cose importanti che questi governanti vogliono realizzare senza il consenso del popolo e volendogli riversare addosso tutte le problematiche e i costi che possono nascere da queste imprese inique.
La privatizzazione dell’acqua potabile con tutto quello che ne consegue. Quante voci  dal popolo, da persone autorevoli, dalle chiese, soprattutto le nostre, contro questo provvedimento che va addosso a una delle priorità sociali, il bisogno dell’acqua. Occorre perseverare ancora, non abbassare la guardia per ottenere vittoria.  I primi a rimetterci sarebbero le famiglie più deboli, i poveri, gli anziani, i bambini, le donne, le vedove, quelle in stato interessante. L’attuale ripresa per costruire nuove centrali nucleari sul territorio. Torna bene la similitudine con la costruzione delle cattedrali del dio Baal in Samaria. Molti saranno contenti e vi si adegueranno: come ai tempi di Elia, molti si conformarono al paganesimo. Non per questo quello che vogliono farci digerire per forza è giusto e innocuo. Anche una recente trasmissione su Rai Tre ha mostrato con documenti e immagini le conseguenze terribili che queste provocano sul territorio e sulle persone. Forse dopo l’emergenza nucleare in Giappone a Fukushima qual’cosa cambierà?
Il continuo sfruttamento del territorio per la coltivazione di cereali non usati per l’alimentazione ma per fare carburanti per mezzi meccanici e di guerra, mentre interi popoli soffrono la fame e i bambini vanno a cercare alimenti nell’immondizia. L’invito è manifestare in ogni modo, come si può, contro queste nuove forme di presunta economia attuata sulla pelle dei cittadini. Contro la religione globale di un mercato di sfruttamento sempre più forte sulla natura, e di ingiustizia e violenza sull’uomo. I personaggi sorprendenti, ora, dobbiamo essere noi: i credenti, i nuovi profeti!
Con le nostre debolezze e carenze ma con la nostra fede semplice e spontanea.
Dio provvederà a darci la forza e i mezzi necessari di denuncia contro questo sistema iniquo e deviante dalle vere ragioni della vita e del benessere comune. Quando arriverà la crisi e la carestia, se penseremo con fede alle nostre origini, alla vita e ritorneremo a cercarle con il cuore: Dio provvederà a dissetarci, a nutrirci con cose semplici che ci arriveranno da fatti impropri e personaggi inconsueti come i corvi neri e impuri, che per la religione del sistema non si sarebbero dovuti neppure guardare.
Dio è amore, salvezza, vita! Ci fa capire che è sempre al di sopra di tutto e di tutti. Usa le cose che non sono per svergognare quelle che sono. Ci invita a seguirlo: la dove ci chiama, dove c’è l’acqua, la carne e il pane genuino, anche se ci viene offerto da uccelli neri: la dove c’è ancora la vita perché la c’è Lui. Questi uccelli neri, così volenterosi, solidali, disponibili, oggi a chi li possiamo assomigliare? Saranno forse i fratelli stranieri dell’Africa che arrivano nelle nostre città? I sopravvissuti del Mediterraneo, i salvati dalle acque?
Ecco il nuovo intervento di Dio nella storia dell’uomo. Potrebbe avvenire senza vittime innocenti e senza tanta sofferenza: da chi dipende? Per sicurezza i regnanti del paese li vogliono cacciar fuori come hanno fatto ai tempi di Elia. Ma questi fratelli, uomini di buona volontà, quelli che Dio gradisce.
Saranno loro che ci nutriranno quando arriverà la crisi e la carestia in questa vecchia e corrosa Europa? Se già non lo stanno facendo! Già una volta il popolo nero ha salvato il bianco, che era profeta di progresso, nel nuovo continente: l’America. Chissà se avrà il compito di salvare l’Europa con la presenza, il lavoro, il suo nutrimento?  Sarà solo materiale questa salvezza? Potrebbero portarci della spiritualità nuova, più genuina! Se già non la stanno comunicando! I corvi sono neri, ma volano in alto, è Dio che li manda! Tutti comunque ci nutriamo dello stesso Pane che viene dal cielo.
Se consideriamo gli avvenimenti che accadono come una profezia futura, ora tocca a noi saper accogliere e nutrire senza discriminazione di colore, religione, nazionalità. Dopo potrebbe toccare a noi essere accolti e sfamati.
Dio ci vuole insegnare, ancora, che la vita è la cosa più importante e tutti siamo indispensabili gli uni agli altri: prossimo dell’altro.
Dio ci nutre con cose e si serve, per aiutarci, di persone che non avremmo mai immaginato.
Si serve di cose pazze per svergognare quelle sagge del mondo, per ricondurre i nostri sentimenti alla vera giustizia, solidarietà, amicizia, affetto, vita. Amen.

Ennio Tonelli, PL, sermone tenuto all’assemblea UPL del 1° maggio 2011

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