“Il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione”

Predicazione tenuta da Eric Noffke su 2 Corinzi 1,1-7

Care sorelle e cari fratelli,
a leggere questo passo, e notando l’insistenza con cui qui si parla di consolazione, viene da chiedersi come mai abbiamo bisogno ogni giorno di un Dio consolatore. In alcuni momenti questa necessità è evidente, come quando, ad esempio, perdiamo una persona cara oppure soffriamo di una difficile malattia. La nostra sorella XY in questo giorno vive la perdita del marito, con cui ha condiviso sessantadue anni di matrimonio! La nostra vicinanza a lei la aiuta a trovare conforto in un momento di lutto, quando la vita sembra priva di futuro e sembra non trovare, appunto, consolazione dal dolore procurato da questo vuoto improvviso, apparentemente incolmabile. In questi casi abbiamo bisogno di capire e di vedere che la pena che stiamo soffrendo è temporanea, che c’è ancora una vita significativa da vivere, che il futuro è ancora davanti a noi. Ma, nella quotidianità, perché dovremmo avere bisogno di un Dio consolatore? Per spiegarlo, Paolo riporta il suo discorso principalmente su due elementi, cioè il conflitto con la società, da cui scaturisce la persecuzione ed il conflitto con Dio.


Nel primo caso, Paolo rassicura i corinzi che le loro comuni sofferenze sono dovute alla reazione all’annuncio dell’evangelo da parte di un mondo malvagio. Paolo è ad Efeso, probabilmente in prigione e non sa assolutamente quale sarà il destino che lo attende. È vittima della persecuzione anticristiana, che nasce perché questi strani ebrei parlano di un altro Signore di questo mondo in alternativa alle pretese di Cesare, e perché essi non rispettano le leggi ebraiche come vorrebbero le autorità delle sinagoghe. Sono perturbatori dell’ordine pubblico, anche se le loro parole e le loro azioni sono di pace. Come Paolo ad Efeso, anche i cristiani di Corinto soffrono “le sofferenze di Cristo” per l’annuncio dell’evangelo. Soffrono proprio come Cristo soffrì per il suo messaggio di pace. La parola della croce è un grido di vittoria sul peccato e sulla morte, grido che il mondo non accetta e contro il quale reagisce violentemente. Ma la nostra consolazione sta, dice Paolo, nella certezza che la vittoria è di Dio e di noi che siamo con lui.
Il punto, però, è che il conflitto contro i cristiani è solo parte di un conflitto che sentiamo presente nella nostra vita quotidiana, oggi come allora. Nella società umana tutto sembra essere conflitto e lotta: la lotta per lo spazio vitale, come dimostrano le masse di profughi che si riversano sulle nostre coste o come sperimenta chiunque si ponga alla guida nel traffico cittadino infrasettimanale… Conflitto sul luogo di lavoro, conflitto nella vita amorosa… La vita sociale è solo un tentativo di dare regole al conflitto e di ridurne gli effetti collaterali, evitando che il più forte prenda il sopravvento. Come in ogni conflitto, ci sono perdenti e vincenti, e questo crea dolore e frustrazione dalla quale dobbiamo essere consolati. La consolazione è, dunque, un elemento quotidiano dell’esistenza umana, senza la quale la vita sovente rischia di diventare piatta e dolorosa, perdere di prospettiva e finire in un tunnel di disperazione che la distrugge e la svuota di significato. Ciascuno di noi, anche se non è perseguitato per la sua fede, ha bisogno di consolazione! Sì, noi abbiamo bisogno di un Dio di consolazione.
Questo è il Dio che Paolo ci annuncia, il quale può essere il Dio delle consolazioni, perché in Gesù noi siamo riconciliati con Lui. Dio, infatti, come Paolo dice molto chiaramente nella lettera ai romani, è in collera con l’umanità a causa del suo peccato. Se Dio è giudice, come potrebbe non esserlo! Come, dunque, si può riuscire vincenti davanti al giudizio di Dio? Per i farisei era questione di obbedienza alla legge di Mosè, per i sadducei era tutto un problema di sacrifici, per gli esseni di appartenenza alla loro setta. In questa direzione si muovono i cristiani, ma in senso universalista e non esclusivista. In Cristo, infatti, per pura grazia, Dio ha deciso di pagare il prezzo del male, di riconciliare a sé l’umanità peccatrice, e di accoglierla in un rinnovato popolo di Dio. Si tratta solo di riconoscere Gesù come il Messia, e diventare, mediante il battesimo, parte del suo corpo.
Se tutto questo è vero – dice Paolo – se abbiamo davvero colto per fede il senso consolatorio della riconciliazione con Dio, allora possiamo a nostra volta farci portatori di questa consolazione. Siamo noi che possiamo e dobbiamo portare questa buona notizia al nostro prossimo, annunciando la consolazione in Dio. Il mondo ha bisogno di consolazione, pensiamo solo alle persone che soffrono di depressione intorno a noi: le medicine più vendute dopo l’aspirina sono gli antidepressivi… Pensiamo anche nella nostra comunità quanti ne soffrono, e quante vite, di conseguenza, sono spente e svuotate da questa malattia, così devastante. L’evangelo può aiutarci a rendere la nostra vita più ricca e significativa, perché la inserisce di nuovo in un contesto più ampio, liberandola dalle frustrazioni quotidiane, da quel senso di inutilità che ci viene da una routine ormai svuotata di senso, di rapporti umani significativi, di prospettive creative. Noi siamo i portatori di questa parola di consolazione e noi dobbiamo riscoprire il ministero della consolazione, perché questa parola potente è stata affidata alle nostre mani e noi la possiamo portare.
In Cristo, dunque, noi siamo riconciliati con Dio, e questa è la maggiore delle consolazioni, questo è il messaggio di consolazione con cui possiamo consolare il nostro prossimo: ora possiamo avere nuova vita in Lui e vivere del Suo progetto per il mondo. Possiamo affrontare la persecuzione e sentirci vincenti anche di fronte al carnefice. Possiamo affrontare il conflitto e non farci soggiogare da esso. Quando la vita sembra avere perso ogni prospettiva, appiattendosi su un presente triste e di morte, il Signore ci apre una nuova prospettiva e ci rimette in gioco. Questa è la consolazione più grande che nessun avversario potrà mai sottrarci.
Amen

Eric Noffke, 3 aprile 2011 Tempio metodista di Roma Via XX Settembre

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