“Chi altri vorrebbe il re onorare, se non me?”

Predicazione tenuta da Andrea Panerini su Ester 6,1-14

“Chi altri vorrebbe il re onorare, se non me?” Cari fratelli e care sorelle, rimbomba la domanda di Aman nella nostra mente dopo aver letto questo brano – in realtà non molto conosciuto nelle nostre chiese – del libro di Ester. Questo testo è stato scelto dai ragazzi e dalle ragazze del primo gruppo di catechismo della nostra chiesa come testo per la predicazione di questa domenica, tra i vari testi di Ester affrontati nel percorso intrapreso. Mi sono interrogato a lungo anche sul perché mi hanno indicato proprio questo testo. Tutto il libro di Ester è una novella, una storia significativa sul popolo d’Israele, ambientata durante la dominazione persiana, apparentemente però senza grande importanza teologica e per la fede. Infatti nella versione ebraica del testo, che è quella alla base delle nostre traduzioni, Dio non viene mai nominato.
Nella versione greca dei LXX (Settanta), la Bibbia che è citata nei Vangeli per intendersi, invece in questo capitolo Dio è nominato ben due volte: al versetto 6,1 si dice che “il Signore allontanò il sonno dal re” mentre al versetto 6,13 l’aggiunta nelle parole della moglie di Aman riguarda la ragione per cui non si può resistere a Mardocheo “poiché il Dio vivente è con lui”. Tuttavia anche nella versione ebraica vi sono un po’ troppe coincidenze perché il credente non ritenga che ci sia la mano di Dio nell’azione: la mano di Dio è sempre presente anche quando non lo si vede. Ma su questo vedremo più avanti.

Torniamo ai nostri ragazzi, che vedo nelle prime panche stamattina, e alla ragione per cui tra tutti i testi di questo libro biblico mi hanno voluto far predicare proprio su questo. Come la liturgia di oggi ci ha dimostrato, ci sono molti altri passi meritevoli di essere presi in considerazione per la predicazione. Io penso che i ragazzi abbiano scelto questo capitolo per la sua paradossalità oltre per l’originalità della narrazione. E’ sicuramente un racconto a metà tra il comico e il grottesco con qualche venatura tragica che per il momento rimane fuori. Sembra, in effetti, la sceneggiatura di un film agrodolce in cui il tragico è nascosto dalla comicità delle situazione, senza ombra di dubbio questo capitolo è una scena che almeno fa sorridere il lettore. Provate a immaginare il contesto: Aman, il più importante ministro del re persiano, ha votato a morte il popolo d’Israele e ha tirato a sorte il mese in cui si dovrà consumare il genocidio contro gli ebrei. Mardocheo, che è ebreo presso la corte del gran re, lo viene a sapere e lo riferisce al suo popolo e alla bellissima regina Ester, di cui il re ignora la razza. Mardocheo annuncia l’implicito giudizio divino dicendo che la regina non rimarrà immune dalla disgrazia di cui sarà colpito il suo popolo se non farà nulla. La regina sa osare e si presenta davanti al re senza essere annunciata, scelta molto rischiosa se il re è irritato, ma il re è soggiogato dalla bella regina e gli domanda cosa desidera e si vede chiedere che il re intervenga a un banchetto a cui il sovrano ripete la domanda. La regina invita il re a un secondo banchetto dove medita di implorare pietà per il suo popolo. A questo punto della narrazione, prima del secondo banchetto, interviene il capitolo che abbiamo letto. Ester, se escludiamo l’ultimo versetto che è un raccordo narrativo, non viene mai menzionata: è quindi anche un singolare interludio maschilista in questo libro molto al femminile.
“Chi altri vorrebbe il re onorare, se non me?” Il re in questione (Assuero) è molto probabilmente Serse I (ma gli storici non sono sicuri), il re che tentò di invadere la Grecia e fu sconfitto a Salamina se posso richiamarvi alla mente qualche concetto di storia studiata a scuola: siamo nel V secolo a.C. ll re non riesce a dormire (per caso o per intervento divino? Qui appunto le traduzioni divergono almeno in apparenza) e si fa leggere le cronache del suo regno. L’insonnia regale è un tema abbastanza comune nelle Scritture. Un esempio classico si trova nel libro di Daniele: Quindi il re ritornò alla reggia, passò la notte digiuno, non gli fu introdotta alcuna donna e anche il sonno lo abbandonò (6,19). Era consuetudine per un regnante farsi leggere a letto un testo dagli schiavi per prendere sonno e anche le cronache (non essendoci giornali da conservare) con gli eventi salienti accaduti nel proprio regno durante il proprio governo. Guarda caso, si imbatte proprio nella buona azione commessa da Mardocheo nel capitolo terzo di questo stesso libro, quando è salvato da questo ebreo contro una congiura di palazzo, tutt’altro che infrequente in quel periodo storico (come anche oggi, anche se si spera meno cruenta). Il re pensa che sia giusto ricompensare questo servitore fedele non adeguatamente valorizzato e, ignorando o fingendo di ignorare l’odio irriducibile di Aman verso Mardocheo, chiede al suo ministro come onorare un uomo che ha la benevolenza del re. Il re è un personaggio che assume un carattere positivo per la benevolenza che accorda sia alla regina che al suo servo Mardocheo, ma se ci riflettiamo bene è un despota assoluto che accetta tutte le ingiustizie che il suo ministro firma in suo nome e che tratta le donne come degli oggetti.
“Chi altri vorrebbe il re onorare, se non me?” Aman ha predisposto tutto per fare impiccare Mardocheo, questo ebreo irrispettoso che non si alza quando lui entra nel palazzo. E’ una persona testarda e arrogante cui il possesso del sigillo reale ha dato inevitabilmente alla testa: si crede il padrone di tutto, disponendo potere di vita e di morte sopra i sudditi e pensando di essere indispensabile al funzionamento della macchina dello Stato. Quando il re gli chiede cosa fare per onorare un uomo, Aman crede di esistere solo lui e risponde secondo i propri desideri: si vede già con la veste regale sopra il cavallo del sovrano a ricevere gli onori di tutta la città. Aman si credeva padrone degli eventi e gli eventi stessi, invece, lo travolgono e gli dicono: la ruota gira anche per te. Non è difficile immaginare lo stupore, la rabbia e la frustrazione di quest’uomo che credeva di essere lui il prediletto del sovrano e si ritrova a dover rendere onore alla persona che più detesta. Lo immaginiamo perché è probabile che, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo provato una sensazione simile: che fosse la ricompensa della maestra al compagno di classe che proprio non ci va giù o la promozione – che noi pensiamo immeritata – di un collega di lavoro oppure un torto subito proprio nelle nostre chiese da parte di una persona tanto ben considerata, questa è una esperienza  molto comune. Aman viene caricato in senso molto negativo nel racconto e il suo ego ci viene presentato come smisurato: la caduta è tanto più rovinosa tanto il soggetto si mette in alto nella suo amor proprio: Aman, immagino, si è fatto davvero molto male nel cadere, egli non potrà che starsene rintanato pieno di vergogna e fuggire a casa a lagnarsi da moglie e amici: velarsi la testa è un chiaro segno di lutto e anche di amarezza senza nemmeno il conforto della moglie che gli dice che ormai tutto è perduto.
“Chi altri vorrebbe il re onorare, se non me?” Questa domanda noi ce la poniamo in continuazione. E’ evidente che è una domanda scorretta e che evidenzia solo il nostro ego smisurato, come quello del ministro persiano. Forse qualcuno di voi – o anche io stesso mentre scrivevo questo sermone – è tentato di dire: “Questo qui esagera, non è vero: sono una persona umile e rispettosa, perché mai accusarmi gratuitamente?” Il fatto, cari fratelli e sorelle, è che non sono io che vi accuso ma è lo stesso testo biblico che ci accusa inesorabilmente: in Aman è racchiusa la disobbedienza e la fragilità del genere umano di cui noi facciamo parte, senza possibilità di appello. Questo, come il testo biblico antico di venticinque secoli ci fa capire, ha sempre fatto parte della natura umana, ma è fin troppo facile vedere nella nostra società dell’immagine le conseguenze dell’esaltazione idolatrica di questa domanda. Non siamo spesso abituati a metterci in mostra a scuola, a lavoro, nelle associazioni, nei partiti politici e nelle chiese? Quanti litigi nelle nostre comunità potrebbero essere evitati se ci ponessimo ognuno al servizio dell’altro vedendo insieme l’obbiettivo di fondo che ci proponiamo di conseguire assieme?  Pensiamo sempre di essere noi il soggetto di tutto, siamo tentati di credere di essere migliori degli altri sempre e comunque, di saper valutare situazioni e persone in modo corretto d’alto della nostra saggezza. Invece di sostenerci l’un l’altro e di portarci i pesi a vicenda siamo portati a ripetere e a farci convincere dalla domanda di Aman. Quale migliore  trionfo del Tentatore che non farci credere quasi simili a Dio? Come il servo che crede di essere quasi simile al re e vuole indossare le sue vesti anche noi siamo portati a ritenere Dio superfluo, da onorare – se va bene – una volta a settimana, nella nostra onnipotenza tecnologica pensiamo di essere autosufficienti, In fondo è questo il peccato di Adamo ed Eva che leggiamo nel testo della Genesi (Gn. 3), è un vizio antico che non riusciamo a sconfiggere.
Dio qui non compare, dicevo all’inizio della predicazione. Al di là delle varianti del testo, una possibile interpretazione, che molti esegeti hanno accreditato, è che questa assenza sia voluta: Dio è presentato come una divinità nascosta per mettere a fuoco il tema della responsabilità personale. Non compare perché è superfluo ma proprio perché ci è assolutamente necessario. Non possiamo sempre aspettarci che il Signore intervenga miracolosamente trasformando i fatti e le nostre azioni, quello che dobbiamo chiedergli è di trasformare i nostri cuori. Perché solo con cuori rinnovati e predisposti all’ascolto del Suo Spirito possiamo non farci tentare dal nostro egocentrismo che è il nostro vero Tentatore e che ci pone al di fuori della Legge di Dio. La nostra libertà è condizionata dalla responsabilità che ci dobbiamo porre avendo come riferimento la croce del Cristo umiliato nel supplizio ed esaltato dalla Sua Resurrezione. Pertanto questo testo biblico ci richiama al fatto che qui ed ora dobbiamo adoperarci per adempiere ai nostri doveri e per realizzare un mondo migliore, seguendo anche il coraggio di personaggi come Ester e Mardocheo che, guidati da Dio, hanno portato salvezza e pace al loro popolo.
O Signore, donaci il Tuo Spirito affinché possiamo sempre ricordarci del nostro prossimo non come un avversario ma come l’oggetto del nostro amore per Te. Amen.

Andrea Panerini, Chiesa metodista via XX settembre, Roma, 6 marzo 2011

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