Gesù, adiratosi, stendendo la mano lo toccò

Predicazione di David Buttitta su Marco 1,40-45

Il testo della predicazione è tratto, come il mio solito, da Un giorno e una parola ed è il testo prescelto per la predicazione di oggi. Quando si prepara un sermone è normale prima di tutto studiarlo, poi farsi interpellare da esso ed infine cercare di rendere chiaro alla comunità quello che il Signore potrebbe voler dire. Varie edizioni della Bibbia, sul tavolo, vari commentari si sono accatastati sulla mia scrivania. Prima sorpresa, il testo che normalmente leggiamo non corrisponde al testo accreditato come il più fedele.  Ve lo leggerò quindi con le varianti. E viene da lui un lebbroso che lo supplica cadendogli ai piedi e gli dice: se vuoi, puoi mondarmi. Adiratosi (impietositosi), stendendo la mano lo toccò, e gli disse: Voglio, Sii mondato. Subito andò via da lui la lebbra e fu mondato. Poi, strapazzatolo (dopo averlo ammonito severamente), subito lo cacciò via e gli disse: Bada, non dir nulla a nessuno, ma va, mostrati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quel che prescrive Mosè, per testimonianza a loro. Invece quello, andato via, cominciò a proclamare ogni cosa e a divulgare il fatto, cosicché egli non poteva entrare palesemente in una città, ma se ne stava fuori in posti solitari. Allora venivano a lui da ogni dove.
Come potete notare la storia è molto semplice, si potrebbe riassumerla in poche righe, un lebbroso si avvicina a Gesù, gli chiede di essere guarito, Gesù compie il cosiddetto miracolo ed esorta l’ex lebbroso a non divulgare il fatto e a fare controllare l’avvenuta guarigione da chi il sacerdote può certificare il fatto e riammetterlo nella società civile. Naturalmente il salvato non sta per niente zitto e proclama ai quattro venti l’avvenuta guarigione, causando non pochi inconvenienti a Gesù che per predicare dovrà appartarsi in luoghi solitari. Nel nostro immaginario collettivo tutto torna, quel Mansueto e buon Gesù salva premuroso e solerte il peggior appestato del suo mondo, il lebbroso, ma il testo appena letto ci fa vedere con due brevi frasette un lato del carattere di Gesù che non corrisponde al nostro immaginario collettivo, c’è in queste due frasi un Gesù diverso che ogni tanto spunta nei testi dei vangeli; tanto per fare un paio di esempi, mi viene in mente come tratta sua madre, l’insistente Maria, alle nozze di Canaan, mi viene in mente quel Gesù arrabbiato che butta all’aria i banchi dei mercanti nel tempio di Gerusalemme. Possiamo affermare senza ombra di dubbio che il Gesù dei vangeli non corrisponde molto a come lo vorremmo e a come una lunga storia e tradizione della chiesa ce lo ha voluto raccontare, anche cambiando come abbiamo visto il testo di Marco. Un Gesù che si adira, letteralmente sbuffa, per l’insistenza del lebbroso, un Gesù che compiuta la guarigione strapazza l’ex lebbroso ordinandogli il silenzio sull’accaduto non è quello che noi abbiamo nella mente. Troppo pronto all’ira, troppo sanguigno, troppo simile nelle reazioni a noi. Quante volte anche noi siamo scocciati e disturbati nella nostra quotidianità da persone e cose che potrebbero forse influire negativamente sul tranquillo progetto di vita che ci siamo prefissi? No, questo Gesù, questi lati del carattere del Vero Gesù del testo evangelico non ci piacciono. Preferiamo pensarlo molto più sdolcinato, sempre pronto e disponibile ad assecondare i nostri desideri, a far miracoli, a intervenire a nostro piacimento per risolvere tutte le questioni che noi non vogliamo e non possiamo risolvere. Poi preferiamo pensarlo più simile ad un grande angelo, né troppo uomo né troppo Dio, un essere senza passioni forti, senza forti affetti, vicino all’umanità quando ne abbiamo bisogno, lontano quando non ci serve, una sorta di grande amuleto per la nostra esistenza. Ma, mi dispiace, cari fratelli e care sorelle, Gesù non è così. Non è evanescente, anzi egli, anche quando viene chiamato, quasi costretto a compiere guarigioni e segni dove è chiara la sua natura divina, egli è pienamente umano con tutte quelle sfaccettature del carattere spiacevoli o piacevoli tipiche della nostra natura umana, non è né un mago, né un fantasma buono, non pronuncia formule magiche, né appare come un dio greco in mezzo alla commedia, Lui, come dice Marco, di fronte a quel se vuoi, mondami stende la mano e tocca il lebbroso e dice Voglio, Sii mondato. E’ lo stesso Gesù che di fronte all’incredulità di Tommaso che non lo crede risorto si fa toccare, è lo stesso Gesù che a quelli che si affidano a lui completamente dà risposte che cambiano la loro vita. Noi non siamo lebbrosi da mondare, non siamo gli esclusi dalla comunità e dal mondo perché attacchiamo infezioni terribili, a noi ci è toccata una sorte migliore e ci sentiamo forti e superiori nei confronti dei lebbrosi della nostra epoca. Quindi , forse, questa storia ci appare molto lontana dal nostro quotidiano e ci basta pensare che in fondo agli altri, ai lebbrosi ci pensa Gesù. Poi, purtroppo, basta poco, un ingranaggio che non funziona nella nostra vita, un dissapore o una incomprensione, una perdita di sicurezza economica che piombiamo – come si dice oggi – in depressione. Quando poi  scompare un affetto che ci lascia nell’angoscia della solitudine, e il buio della notte diventa un nemico, allora solo allora  ci accorgiamo che si può essere esclusi dal mondo anche nella nobile e civilissima Carrara, nel bell’appartamento finemente arredato che ci siamo costruiti. Allora, solo allora, ci accorgiamo che avremo bisogno di qualcuno che semplicemente ci rassicuri toccandoci, come quando  papà o mamma ci abbracciavano dopo l’ennesima dolorosissima sbucciatura alle ginocchia. Ma forse conosciamo e frequentiamo ex lebbrosi  che contenti di essere stati toccati da Gesù annunciano festosi quello che è accaduto e continua ad accadere, forse abbiamo ancora memoria del motivo che ci spinge la domenica mattina a venire qui. Fratelli e sorelle, siamo in un ex lebbrosario e non ce ne accorgiamo, Egli nonostante il suo carattere e la nostra incredulità ci ha toccato. Amen

Davide Buttitta, testo della predicazione tenuta il 28 Agosto 2005 presso la Chiesa Metodista di Carrara

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